La rivoluzione del condominio: intervista con Matteo D’Agord (2° puntata)

Dopo il successo della prima puntata, pubblicata la settimana scorsa, riprendiamo e completiamo l’intervista a Matteo D’Agord , il creatore di Civico.

D: Prima di Civico esistevano già dei gestionali per il condominio. Perché pensi che ci sia bisogno di un’altra applicazione del genere?

Ottima domanda! Esistono molti gestionali validi, ma sono tutti progettati secondo la vecchia logica di funzionamento sul computer locale.
Questo comporta una serie di problematiche accessorie per l’utente. Pensiamo alle questioni di compatibilità: quasi tutti i software sono progettati per sistemi Windows, tagliando fuori gli utilizzatori di Linux o Mac.
Poi ci sono le incombenze tecniche come la manutenzione delle macchine o il backup e la salvaguardia dei dati (la legge in materia è molto severa): non tutti hanno le competenze necessarie per occuparsene e sono costretti ad affidarsi a tecnici qualificati.
Insomma, ci sono una serie di costi occulti di cui non ci si rende conto ma che ricadono inevitabilmente sulle spalle dell’utente.

Per questo motivo molte aziende stanno sposando, un po’ in tutti i settori, la logica cloud: i programmi non sono più installati localmente ma sono accessibili via web. Questo li rende utilizzabili con qualsiasi dispositivo connesso a internet, riducendo se non azzerando le problematiche tecniche a cui accennavo.
Mentre sviluppavo Civico avevo ben chiara questa idea: avrebbe dovuto essere uno strumento semplice, che consentisse a chiunque di lavorare da subito senza perdere tempo con rogne di vario genere.
Credo di esserci riuscito, o almeno di esserci arrivato molto vicino.

D: Che risposta ti aspetti dal pubblico? Quali sono secondo te le caratteristiche del programma che conquisteranno il favore degli utenti?

Credo che il punto di forza sia proprio la logica cloud.
Il nostro claim è “connettiti, accedi, amministra” e credo sia molto azzeccato, perché per lavorare basta aprire il browser ed entrare in Civico con la propria password, anche da casa. E questo è un grande risparmio di tempo perché permette di gestire molte urgenze senza recarsi in ufficio (chi è amministratore condominiale sa di cosa parlo).
Oppure permette di comunicare con i condòmini praticamente in tempo reale, condividendo bilanci, documenti, situazioni contabili ecc.
Stranamente, molte persone con cui ho parlato, pur apprezzando molto questa novità, sono dubbiose perché temono per la riservatezza dei loro dati: eppure sono molto più al sicuro che sul proprio computer.
Inoltre praticamente tutte le informazioni oggi viaggiano sulla rete: le banche ci permettono di controllare i movimenti sul conto corrente direttamente da casa, l’ASL ci permette di scaricare un referto medico direttamente dal sito, con pochi click possiamo fare una visura catastale.
Insomma, il futuro è in quella direzione. Sono fiducioso nel successo di questo approccio, anche se rappresenta una bella sfida.

D: Come mai avete scelto il modello “freemium” (free per i privati, a pagamento per uso commerciale)? Che considerazioni stanno alla base di questa scelta?

Abbiamo fatto qualche indagine e ci siamo resi conto che questo è un settore è piuttosto eterogeneo: da una parte ci sono professionisti o studi che gestiscono un elevato numero di condomini, e dall’altra tanti piccoli amministratori che hanno un portafoglio molto più ristretto, perché sono all’inizio dell’attività o perché è il loro secondo lavoro (ed è una situazione molto frequente).
I software in commercio sono molto costosi, un investimento che non è alla portata di tutti. Con Civico invece abbiamo scelto un modello modulare: puoi iniziare con un pacchetto economico e poi, man mano che il tuo lavoro si amplia, passare a quello superiore. L’unica differenza sarà data dalla quantità di condomini gestibili, ma le funzionalità saranno le stesse.
Abbiamo deciso di fornire a tutti un prodotto professionale, e c’è anche una versione gratuita destinata ai privati che si autogestiscono il proprio stabile: come dicevo prima, in questo settore c’è molta improvvisazione e uno strumento come Civico può essere un aiuto concreto. Ovvio poi che è solo un aspetto del lavoro: la competenza si costruisce sul campo.
Anche in questo la filosofia del cloud si è rivelata azzeccata: sarebbe stato difficile e costoso gestire tutte queste variabili con il tradizionale gestionale installabile.

D: Che sviluppi hai in cantiere per il prossimo futuro? Quali saranno i principali cambiamenti in Civico?

Credo che il servizio sia abbastanza maturo per essere commercializzato, ma per questioni organizzative al momento siamo in fase di beta testing. Confido che per l’inizio del prossimo anno usciremo sul mercato.
Per sua natura Civico è destinato ad essere continuamente ampliato e migliorato con nuove funzionalità; quando l’abbiamo presentato allo Smau di Bologna abbiamo ricevuto molte proposte di collaborazione con altre aziende: un aspetto su cui non ci eravamo fermati molto a ragionare in precedenza.
Stiamo valutando di fornire un servizio di postalizzazione (ovvero di invio di corrispondenza direttamente dall’interno dell’applicazione), oppure di interfacciamento con le banche per semplificare le contabilizzazione delle movimentazioni, oppure ancora con l’Agenzia delle Entrate per l’invio di documentazione fiscale.
Stiamo anche progettando delle interfacce mobile per connettersi con smartphone e tablet.
Sono solo esempi ma le idee sono tante. Certo è impossibile fare previsioni precise ma stiamo lavorando molto in questa direzione, e in particolare sul fronte della postalizzazione siamo già a un buon punto.
A costo di ripetermi, tutto questo è possibile proprio perché Civico funziona sul web.

Cosa ti aspetti per il futuro di Civico? Come vedi la sua evoluzione come azienda?

Civico sta crescendo in fretta: sono partito da solo ma mi sono reso conto che non potevo curare tutti gli aspetti. Al momento, senza contare i collaboratori esterni, siamo tre persone impegnate a tempo pieno, così mi sono potuto ritagliare il ruolo di CEO e coordinatore.
Credo che stiamo facendo un buon lavoro: qualunque amministratore condominiale sa che il suo è un mestiere ostico e ricco di conflittualità, per cui qualsiasi strumento che possa semplificare il lavoro di tutti i giorni è il benvenuto.
Ora siamo impegnati a decollare dal punto di vista commerciale: i costi sono tanti (l’avvio formale della società, gli investimenti pubblicitari, lo sviluppo dell’applicazione…) e per questo siamo alla ricerca di finanziatori. Ad esempio abbiamo già stretto relazioni con BAN Veneto, una rete di Business Angels, che ha valutato positivamente il nostro progetto, e questo ci ha dato una bella iniezione di entusiamo.
Insomma, è stato fatto tanto ma la strada è ancora lunga e noi siamo determinati.

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Verso una nuova gestione del condominio: intervista a Matteo D’Agord

Come dicevamo la settimana scorsa, agosto per le startup non significa riposo, ma un’occasione per fare il punto della situazione, guardarsi indietro e avanti e ridefinire aspettative e obiettivi.

Abbiamo deciso di rendervi partecipi dell’atmosfera di riflessione e autoanalisi generale, raccontandovi le motivazioni e le speranze che hanno dato vita al nostro progetto per un nuovo software per amministratori condominiali.

Lo faremo con un’intervista in due puntate al creatore del programma e fondatore della nostra startup, Matteo D’Agord, amministratore di condominio e sviluppatore. La seconda tranche di domande e risposte, ovviamente, arriva la settimana prossima.

D: Ogni applicazione nasce da un’esigenza personale, qual era la tua quando hai creato Civico?

Lavoro da molti anni nel settore delle amministrazioni condominiali e ho sempre utilizzato un software gestionale specifico per il condominio, uno dei più conosciuti nel settore. Purtroppo con il tempo e con l’aumentare del lavoro si è rivelato piuttosto scomodo: non era completo nelle funzioni e gli aggiornamenti erano sempre più rari. Per farla breve, per molte operazioni dovevo utilizzare Excel, Word o altri software. Ovviamente questo rendeva molto scomodo il lavoro di tutti i giorni, soprattutto le operazioni banali e ripetitive. Visto che sono sempre stato appassionato di computer e programmazione, un giorno ho pensato “perché non provo a creare qualcosa di nuovo?”. Credo che Civico sia nato in quel momento, anche se non si chiamava ancora così.

D: Cosa ti ha spinto a uscire dalla dimensione privata e per renderlo pubblico?

Civico è nato per un uso interno al mio studio di amministrazione. Ho sviluppato singoli pezzetti, alcuni li buttavo via e li riscrivevo: è stato un lavoro molto lungo che è difficile da quantificare. A un certo punto – erano passati più di due anni – è diventato uno strumento completo e autosufficiente, così ho potuto finalmente buttare via quel vecchio gestionale che usavo all’inizio.
Nel frattempo l’avevo fatto visionare e testare anche ad alcuni colleghi e le impressioni erano state molto favorevoli. Perché quindi non andare un po’ più in là e pensare a venderlo? Come si dice, “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”: e infatti prima di farne un servizio effettivamente commercializzabile c’è voluto tanto altro lavoro.

D: Qual è lo situazione professionale del settore oggi in Italia?

Mah, io vedo una certa confusione: accanto ai professionisti competenti ci sono, anche a causa della mancanza di regolamentazione del settore, tante persone che si improvvisano amministratori: non si rendono conto che le incombenze sono tante, così come rischi e responsabilità legali.
Chi lavora male, poi, rischia di minare la credibilità della categoria.
Le varie associazioni di settore lavorano molto per creare consapevolezza in questo senso, ma il problema è ancora sensibile.

D: E dal punto di vista dell’informatizzazione del lavoro?

In Italia c’è un po’ dappertutto una scarsa propensione per l’informatica, che a volte rasenta la diffidenza.
Credo sia essenzialmente un problema di gap culturale tra vecchie e nuove generazioni, anche se esistono molte piacevoli eccezioni.
E’ un problema che ovviamente interessa anche il settore dell’amministrazione condominiale, ma per forza di cose sarà superato col tempo.

Ci fermiamo qui, solo per ragioni di spazio. La settimana prossima potrete leggere la seconda parte dell’intervista, in cui scopriremo perché usare Civico non sarà la stessa cosa che usare un qualunque altro software per gestione immobiliare.

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Pinne fucile e millesimali

E anche Ferragosto è arrivato, con i consueti sospiri di sollievo di chi parte e i mugugni di chi resta.

Per noi di Civico, come per molti startupper, vacanze significa tempo libero per curare gli aspetti del progetto rimasti in stand-by mentre si assistevano gli utenti, le fiere e gli impegni legati al lancio di un nuovo software. Si mette mano al business plan, si rivedono i documenti programmatici come le work breakdown structures, si aggiornano e rifiniscono i modelli di business con le nuove idee raccolte nel taccuino.

Per tutti comunque, che ci spiaggiamo ad agosto o aspettiamo improbabili vacanze settembrine, il dilemma è vecchio come il lavoro stesso: “se non stacco non riposo, ma se lo faccio chissà che problemi sorgeranno a mia insaputa”. Ognuno risolve come può: chi per amor proprio e senso della prospettiva accetta il fatto che i problemi possono aspettare, chi per mania di controllo si porta il portatile in spiaggia, chi sceglie persino località da cui sia facile rientrare alla prima avvisaglia di complicazioni. Ma una cosa mette tutti d’accordo: ci si rilassa di più sapendo che in caso di catastrofe saremo informati e potremo metterci una pezza senza interrompere la vacanza.

Anche per questo abbiamo inventato Civico: nessuno vuole ricevere la telefonata di un condomino in spiaggia, ma correre in ufficio è molto peggio. La nostra soluzione – perché un software nasce per rispondere a un’esigenza – è l’accessibilità.

Accessibilità significa due vantaggi principali, per l’utente Civico. Quando proprio devi proprio mettere mano ai dati, puoi collegarti da dovunque, eseguire le operazioni richieste e poi tornare a spalmarti la crema. Quando invece è un condomino ad avere urgenza di accedere ai suoi dati, può consultare da solo la bacheca virtuale personale in Civico. Così puoi lasciare il cellulare sotto l’ombrellone, almeno mentre fai il bagno.

Ricordiamo sempre la regola d’oro: una buona vacanza non si costruisce nelle due settimane di ferie, si prepara nei mesi di lavoro precedenti. Predisporre un sistema di gestione stabile, consultabile da chi ha bisogno senza richiedere il nostro intervento e nella peggiore delle ipotesi accessibile anche dalle Hawaii ci sembra il modo migliore di proteggere le tanto agognate ferie estive.

Insomma, buone vacanze se siete già utenti Civico, se non lo siete ancora cominciate a pensarci: le vostre prossime vacanze sono troppo importanti!

Il team Civico

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We can get satisfaction

La settimana scorsa avevamo annunciato che Civico stava intraprendendo un programma di questionari sulla soddisfazione utente. Non è passata nemmeno una settimana e i questionari sono già nella dashboard di Civico per essere compilati dagli utenti volenterosi.

L’iniziativa, che potrebbe sembrare prematura per un’applicazione in fase beta non ancora sul mercato, nasce – vale la pena ricordarlo – dall’intervento di Filippo Toso di creativepark al Codemotion a Roma, nel quale si spiegava che basta consultare cinque utenti per rilevare fino all’80% dei problemi di usabilità e qualità di un software.

Che si tratti di esperienza d’uso del software attuale o di consigli per le funzioni da potenziare o aggiungere nelle future versioni, chi sviluppa software si accorge subito del valore che hanno i feedback dell’utente: un’applicazione è un servizio, e come tale dev’essere pensata a partire dai bisogni e dalle preferenze di chi lo usa.
Una sfida importante ma che può mettere un progetto come Civico sulla giusta strada fin dall’inizio.

Perciò, dopo nemmeno due settimane dalla visione dello speech, i questionari sono pronti e qualche utente ha già iniziato a darci le sue preziose opinioni.

Continuate a seguirci, in futuro potremmo allargare le consultazioni anche a chi non ha ancora provato Civico, per decidere insieme come dovrà essere l’applicazione che cambierà il modo di amministrare il condominio.

Il Team Civico

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L’utente ha sempre ragione

Una settimana fa assistevamo allo streaming dello speech di Filippo Toso al Codemotion di Roma, e abbiamo accolto con stupore un dato che non ci aspettavamo: è stato calcolato che è sufficiente consultare cinque utenti di un software per venire a conoscenza dell’80% delle problematiche di funzionamento.

Di cinque in cinque, secondo Toso, si potrebbero tranquillamente eliminare in poche tornate di test la maggior parte dei limiti di usabilità di un’applicativo. Per un software che si affaccia sul mercato e ha già un discreto numero di utenti beta, potete immaginare quant’è invitante la sfida: anziché aspettare di avere migliaia di utenti per avviare una complessa campagna di raccolta feedback, sarebbe possibile migliorare significativamente il proprio servizio ancora prima di lanciare sul mercato un portale di servizi.

Nemmeno una settimana dopo, il Team Civico era già al lavoro per definire le domande più cruciali che faremmo agli utenti riguardo al nostro servizio: dalla procedura di registrazione all’interfaccia, dalle funzioni aggiuntive agli sviluppi futuri, è incredibile quante cose si decidono nello sviluppo del software che invece preferiremmo mostrare in anteprima agli utenti per avere il loro parere.

Fedeli allo spirito partecipativo dei tempi, abbiamo deciso di far nostra l’idea dei cinque utenti, e avviare una campagna di test capillari, con semplici questionari, con i quali daremo la possibilità a chi sta già usando Civico (ma presto anche a chi deve ancora provarlo) di partecipare ai prossimi passi di questa nostra avventura.

Se siete già utenti di Civico, seguiteci su Facebook o sul blog, e siate i primi a dirci come dovrà essere Civico nel futuro.

Il Team Civico

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Il calore contabilizzato che raffredda gli animi in condominio

Se vivete in condominio, sapete certamente che il riscaldamento è una delle questioni scottanti della vita condominiale.

La temperatura confortevole per vivere varia da persona a persona: c’è chi batte i denti a 25 °C col maglione e chi sta in maniche di camicia con il termo freddo. Sono preferenze lecite, perché in casa ciascuno ha diritto al prorio comfort.

I problemi però sorgono, come sempre, quando è ora di pagare: chi non ha mai assistito ad assemblee di condominio in cui gli animi si sono accesi sulla bolletta del gas può ritenersi fortunato. In genere, i condòmini calorosi sostengono malvolentieri le spese di riscaldamento imputabili, secondo loro, a degli spendaccioni con il termo sempre a mille, e i freddolosi si rifiutano di modificare le proprie abitudini di vita per dei taccagni attaccabrighe. Il quadro è familiare?

Alle volte, un po’ come soluzione un po’ come ripicca, qualcuno se ne esce con “Basta, mi metto il riscaldamento autonomo e pago solo quel che consumo!”. Purtroppo, un impianto autonomo difficilmente può eguagliare le prestazioni energetiche di un grande impianto centralizzato, e la frammentazione degli impianti si traduce generalmente in maggiori spese, dovute al consumo ma anche a installazione, manutenzione, verifica, idraulica, pittura, canne fumarie. Con insoddisfazione di tutti che si esprime, ancora una volta, in assemblea.

Con l’impianto centralizzato, del resto, l’orario di funzionamento uguale per tutti raramente soddisfa le diverse esigenze, economiche e pratiche, dei condòmini, e il criterio di ripartizione della spesa, basato sui millesimi di proprietà, è del tutto approssimativo e iniquo, non tenendo conto di quanto tempo ogni condomino passa in casa e come usa il riscaldamento.
Di qui le mille telefonate che ogni anno gli amministratori ricevono, con richieste di alzare, abbassare, accendere prima o dopo l’impianto, e le interminabili discussioni in assemblea che in genere non lasciano contento nessuno.

Da qualche anno però, complice la tecnologia che si affina, sono disponibili sul mercato i subcontatori (i cosiddetti “contatorini”), ossia dei dispositivi che tracciano il consumo di gas di ciascuna utenza, imputando a ciascuno le spese secondo consumo.

Un sistema che la legge 10/91, il D.P.R. 412/93 ed il D.P.R. 551/99 sul Risparmio Energetico e la Sicurezza degli impianti di riscaldamento hanno introdotto già dieci anni fa. Il D.P.R. 551, in particolare, prevede l’obbligo di installazione di sistemi di contabilizzazione del calore nei nuovi edifici con licenza edilizia successiva al giugno 2000. In Europa, per darvi un’idea, questi sistemi sono attivi da quarant’anni, perché Paesi come Germania, Francia, Austria e Danimarca li hanni imposti come obbligo di legge.

I sistemi permettono di termoregolare a piacere gli ambienti in base ai propri gusti, accendendo e spegnendo i termosifoni, anche diversificando la temperatura tra le stanze.

Mano a mano che le Regioni faranno proprie queste tendenze, assisteremo alla diffusione di questi sistemi nei condomini italiani, con un probabile miglioramento del rapporto costi/benefici del riscaldamento domestico, e probabilmente della qualità media della vita condominiale.

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Meet con BAN: il balletto della fiducia reciproca

La settimana scorsa vi avevamo lasciati in procinto di tenere un colloquio a Padova con i responsabili di BAN Veneto (Business Angel Network), per valutare – ed essere valutati per – l’ingresso come nuovi membri del network.

A freddo, tiriamo un po’ le somme dell’incontro, il primo del genere per il Civico Team.

L’impressione generale è stata ottima, per varie ragioni.
Prima di tutto, sul piano umano, fondamentale in una startup, è stato un sollievo sedersi a parlare con dei professionisti abituati a trattare con giovani startuppari. Troppe volte chi ha una buona idea, o come noi un prodotto sostanzialmente pronto, è accolto da sguardi interessati, pacche sulla spalla magari sincere, ma in fondo da un po’ di condiscendenza, del tipo “sì l’idea è buona, ma torna quando avrai investito un po’ di soldi e ti prenderò sul serio”. Al BAN invece, per forza di cose, la cultura d’impresa (passateci il termine) è incentrata sull’idea che un buon progetto è una cosa seria, anche se non ha ancora preso il volo economicamente. Questo significa senz’altro buoni consigli, ma meno paternalismo, che spesso scoraggia.

Secondariamente, le aspettative concrete che nutrivamo nel rapportarci con questo ente sembrano soddisfatte.
BAN Veneto, molto in breve, affianca e incanala il balletto rituale di avvicinamento fra startup e angeli con una serie di step progressivi, dall’abstract all’executive summary al business plan, durante i quali entrambe le parti si impegnano un po’ alla volta: gli startuppari dischiudono in un ambiente protetto i propri segreti e gli angeli manifestano il proprio interessamento ed eventualmente aiutano economicamente l’impresa nascente in quei passaggi di analisi che servono ad entrambi a valutare la fattibilità del progetto.

Si tratta di un meccanismo delicato, non diverso dalle prime fasi di un corteggiamento, in cui la crescente conoscenza e il conseguente reciproco impegno vanno di pari passo a una fiducia in via di consolidamento: un meccanismo che immaginiamo fallisca spesso per la mancanza di una procedura garantita da terzi, come in questo caso il BAN.

Insomma, a breve anche Civico sarà disponibile alla curiosità degli investitori di BAN Veneto, speriamo con soddisfazione di tutti. Vi terremo aggiornati.

Il team Civico

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BAN: con le ali e con la rete (voleremo via?)

A distanza di una settimana, torniamo sull’incontro alla Fornace dell’Innovazione in cui Marco Franchin ha presentato BAN Veneto, il business angel network, ad un pubblico di aspiranti imprenditori da un lato e aspiranti investitori dall’altro.
Il motivo della riflessione è che, dopo settimane di valutazione, il nostro piccolo C.d.A. ha deliberato di iscrivere Civico nel network degli investitori informali. Le discussioni fatte per l’occasione ci sono sembrate in parte degne di essere condivise.
La prima: a chi serve una rete di business angel?
A sorpresa, non solo agli startuppari: se alle startup serve una spinta economica per decollare, anche gli investitori hanno altrettanto bisogno di aiuto per conoscere i giovani virgulti della produttività, meglio se in circuiti che ne facilitano la valutazione.
La seconda: a cosa serve una rete di business angels?
Anche qui la situazione non è scontata: il matching startup-angelo che i BAN favoriscono è solo uno dei vantaggi. La vera lacuna è in realtà la mancanza di formazione, da entrambe le parti. Come startup quel che l’ente padovano ci offre è un affiancamento nella candidatura e presentazione del nostro progetto agli angeli interessati: un’attività complessa, dall’abstract fino al business plan, che richiede competenze ed esperienza.
Ma la formazione serve anche agli angeli: l’investitore informale tipico spesso non ha ancora la mentalità per investire in giovani imprese: l’idea stessa di exit strategy al termine dell’avviamento è lontana dalla cultura d’impresa locale, che vede l’impresa più come un patrimonio familiare che come progetto personale.
La terza riflessione: cosa serve alla rete?
Domanda meno ovvia, emersa durante l’incontro: a che punto è il BAN? L’impressione è che il BAN stesso sia, in qualche modo, una startup. I suoi numeri e le metriche esposte sono quelli di un’organizzazione che ha ultimato il suo sviluppo ed è pronta per ricavarsi la sua nicchia di mercato, se di mercato si può parlare, con le dovute riserve. Ad oggi il BAN Veneto, più acerbo di altri analoghi affermati come il BAN Emilia Romagna, ha fatto il rodaggio. Quel che serve a una rete sono i numeri. È chiaro che una rete popolosa massimizza i matching più di una semideserta, ma per far crescere le reti bisogna anche entrarci.
Per questo abbiamo scelto di mettere in gioco la nostra idea e chiedere qualche buon consiglio: oggi pomeriggio saremo a Padova per un primo meeting, e vi aggiorneremo in merito. Se avete una startup pronta da mettere sulla piazza, seguiteci.
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Videoguida Civico n.2: creare un condominio e aprire una gestione

È online il secondo videotutorial per imparare ad amministrare il condominio via web con Civico. Con questa nuova videoguida entriamo nel vivo del lavoro e vediamo insieme come si imposta la struttura gestionale del condominio.

Con questa lezione, tra l’altro, riconfermiamo la nostra preferenza per il format della videoguida, che si è dimostrato lo strumento di formazione più efficace e più facile da consultare.

Nel tutorial, impariamo a creare le unità immobiliari, associarle a proprietari ed inquilini, ripartire le proprietà creando e compilando le tabelle millesimali.
Ancora, vediamo la creazione del piano dei conti, e la generazione dei prospetti delle spese, fino alla creazione dei rapporti con le rate di spesa per i condomini.

Una seconda lezione utilissima, secondo noi: dopo aver seguito questo video e completato le operazioni esposte, potrete iniziare a lavorare veramente: non resta altro da fare che inserire nella gestione le varie spese e movimenti.

Come sempre, potete consultare la videoguida alla pagina dei tutorial di Civico.

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La rete degli angeli

Il business angel secondo BAN Veneto (www.banveneto.it)

Qualche giorno fa il team dei fondatori di Civico era alla Fornace dell’Innovazione ad Asolo, per un incontro con BAN Veneto aperto alle imprese e agli aspiranti imprenditori.

BAN Veneto è il principale Business Angel network del Veneto, si occupa quindi favorire il matching fra startup e i business angels, cioè i potenziali investitori informali, quindi non grandi organizzazioni finalizzate all’investimento, ma singoli e organizzazioni piccole e medie interessate a investire in nuove imprese e a seguirne lo sviluppo più da vicino.

In particolare, all’incontro abbiamo potuto farci un’idea più precisa di come opera BAN Veneto, curiosità alimentata dai fruttuosi colloqui a Bologna con alcuni dirigenti di BAN Emilia Romagna.

Alcune idee emerse le sapevamo già: il sistema paese non è nelle migliori condizioni, c’è bisogno di un cambiamento culturale specie in seno all’imprenditoria locale, da cui devono arrivare gli aspiranti angeli, e chi ha la fortuna di avere un progetto esportabile è spesso consigliato a sottoporre la propria idea a investitori stranieri.

Quel che invece ci ha portato a riflettere è la testimonianza di quanto spesso siano proprio gli aspiranti imprenditori a dover fare un switch mentale: pensate che addirittura molti progetti validi non escono dal cassetto per la paura che a sottoporli ai finanziatori si finisca per vedersi rubare l’idea. Eterna sopravvalutazione della propria idea da parte dei creativi, forse.

Il dibattito è stato interessante, in ogni caso, e ha alimentato le discussioni del rientro. Ci ha lasciato con l’idea positiva che in attesa che il mondo cambi, abbiamo un bel po’ di lavoro da fare su noi stessi.

Essere startuppari sta dimostrando di essere più una condizione mentale e culturale, più che una semplice scelta professionale.

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