Verso una nuova gestione del condominio: intervista a Matteo D’Agord

Come dicevamo la settimana scorsa, agosto per le startup non significa riposo, ma un’occasione per fare il punto della situazione, guardarsi indietro e avanti e ridefinire aspettative e obiettivi.

Abbiamo deciso di rendervi partecipi dell’atmosfera di riflessione e autoanalisi generale, raccontandovi le motivazioni e le speranze che hanno dato vita al nostro progetto per un nuovo software per amministratori condominiali.

Lo faremo con un’intervista in due puntate al creatore del programma e fondatore della nostra startup, Matteo D’Agord, amministratore di condominio e sviluppatore. La seconda tranche di domande e risposte, ovviamente, arriva la settimana prossima.

D: Ogni applicazione nasce da un’esigenza personale, qual era la tua quando hai creato Civico?

Lavoro da molti anni nel settore delle amministrazioni condominiali e ho sempre utilizzato un software gestionale specifico per il condominio, uno dei più conosciuti nel settore. Purtroppo con il tempo e con l’aumentare del lavoro si è rivelato piuttosto scomodo: non era completo nelle funzioni e gli aggiornamenti erano sempre più rari. Per farla breve, per molte operazioni dovevo utilizzare Excel, Word o altri software. Ovviamente questo rendeva molto scomodo il lavoro di tutti i giorni, soprattutto le operazioni banali e ripetitive. Visto che sono sempre stato appassionato di computer e programmazione, un giorno ho pensato “perché non provo a creare qualcosa di nuovo?”. Credo che Civico sia nato in quel momento, anche se non si chiamava ancora così.

D: Cosa ti ha spinto a uscire dalla dimensione privata e per renderlo pubblico?

Civico è nato per un uso interno al mio studio di amministrazione. Ho sviluppato singoli pezzetti, alcuni li buttavo via e li riscrivevo: è stato un lavoro molto lungo che è difficile da quantificare. A un certo punto – erano passati più di due anni – è diventato uno strumento completo e autosufficiente, così ho potuto finalmente buttare via quel vecchio gestionale che usavo all’inizio.
Nel frattempo l’avevo fatto visionare e testare anche ad alcuni colleghi e le impressioni erano state molto favorevoli. Perché quindi non andare un po’ più in là e pensare a venderlo? Come si dice, “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”: e infatti prima di farne un servizio effettivamente commercializzabile c’è voluto tanto altro lavoro.

D: Qual è lo situazione professionale del settore oggi in Italia?

Mah, io vedo una certa confusione: accanto ai professionisti competenti ci sono, anche a causa della mancanza di regolamentazione del settore, tante persone che si improvvisano amministratori: non si rendono conto che le incombenze sono tante, così come rischi e responsabilità legali.
Chi lavora male, poi, rischia di minare la credibilità della categoria.
Le varie associazioni di settore lavorano molto per creare consapevolezza in questo senso, ma il problema è ancora sensibile.

D: E dal punto di vista dell’informatizzazione del lavoro?

In Italia c’è un po’ dappertutto una scarsa propensione per l’informatica, che a volte rasenta la diffidenza.
Credo sia essenzialmente un problema di gap culturale tra vecchie e nuove generazioni, anche se esistono molte piacevoli eccezioni.
E’ un problema che ovviamente interessa anche il settore dell’amministrazione condominiale, ma per forza di cose sarà superato col tempo.

Ci fermiamo qui, solo per ragioni di spazio. La settimana prossima potrete leggere la seconda parte dell’intervista, in cui scopriremo perché usare Civico non sarà la stessa cosa che usare un qualunque altro software per gestione immobiliare.

FacebookTwitterGoogle+Share
Questa voce è stata pubblicata in L'applicazione, L'azienda e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Connect with Facebook

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>