Pochi giorni fa, il Decreto Sviluppo ha finalmente incassato il via libera della Camera, nella stessa forma in cui era stato approvato dal Senato il 6 dicembre scorso. Con qualche riserva del PDL, e qualche freddezza del PD, il governo ha ottenuto la fiducia su quella che dovrebbe essere l’operazione principale della “fase 2″ del governo Monti.
Senza addentrarci in questioni politiche, ci preme sottolineare se non gli effetti – che saranno vari e influenzati da molti fattori – almeno l’intento del decreto, specialmente per la parte che ci riguarda più da vicino.
Una delle sezioni di cui il Ministro Passera si è detto più orgoglioso è infatti quella dedicata alle startup, che è anche la più consistente del Decreto: le nuove imprese innovative ricevono finalmente uan definizione più chiara, così come si inizia finalmente a parlare di incubatori.
Per essere considerate startup innovative, le spese in ricerca e sviluppo dovranno equivalere ad almeno il 20% del valore maggiore tra costo e valore totale della produzione. Si specificano anche le spese definibili come «ricerca e sviluppo»: lo sviluppo precompetitivo e competitivo, come la sperimentazione, la prototipazione e lo sviluppo del business pian, le spese per i servizi di incubazione forniti da incubatori certificati, il costo lordo del personale interno e consulenti esterni impiegati in ricerca e sviluppo, compresi soci ed amministratori, le spese legali per registrare e proteggere proprietà intellettuali, termini e licenze d’uso.
Questi, molto sinteticamente, i principali interventi per il mondo degli startupper: per le nuove realtà imprenditoriali saranno disponibili circa 200 milioni di euro, in forma di incentivi e fondi per investimento. Si potranno pagare i dipendenti in azioni e sono previste apposite disposizioni contrattuali volte ad aumentare la flessibilità. I contratti a tempo determinato potranno durare da un minimo di 6 mesi a un massimo di 36.
Chi investe in startup avrà agevolazioni fiscali, e finalmente trova definizione e inquadramento anche in Italia crowdfunding. L’internazionalizzazione delle imprese sarà affidata e incentivata dal Desk Italia. Si attiverà anche uno sportello per incoraggiare gli investimenti sul made in Italy. Ancora, le startup che falliscono non saranno più strozzate dalla burocrazia italiana sul fallimento.
Le startup innovative godranno di accesso preferenziale al credito di imposta per le nuove assunzioni di profili altamente qualificati, già varato nel primo decreto sviluppo. Saranno esentate dall’obbligo della certificazione da parte di un revisore dei conti o di un professionista iscritto al registro dei revisori contabili.
Ogni anno, il primo marzo, il ministero dello Sviluppo presenterà una relazione sulla situazione delle startup e sui loro effetti sulla crescita e l’occupazione del paese.
Più che nel merito dei singoli interventi, che abbiamo in fondo accennato brevemente, risulta evidente per lo meno l’intenzione per una volta chiara di dare corpo e identità al mondo delle startup. Dal semplice riconoscimento dell’esistenza del settore, sia delle startup che degli incubatori, alle varie agevolazioni, se non altro le startup escono da quella zona un po’ grigia in cui erano rimaste a livello legislativo. Forse la crisi ha accelerato il processo di riconoscimento del valore delle giovani imprese, che sono la vera leva per sollevare il paese.
Comunque sia, aspettiamo di leggere con attenzione il Decreto e prenderne in analisi concretamente i vari aspetti, dopodiché potremo fare le nostre riflessioni più dettagliatamente, anche su questo blog.

